patologie intestinali



Sei andato alla sua lettiera, per pulirla, e hai notato che le sue feci non erano solide come al solito ma che erano liquide. Va bene, avrai detto, gli passerà. Ma il problema non passava e, peggio, il tuo gatto dormiva sempre di più, mangiava poco, non era affettuoso come sempre: insomma, si vedeva che stava male.

La presenza della diarrea è una delle situazioni più allarmanti per un proprietario, che si vede particolarmente bene e a cui di solito non si sa come reagire. Si porta dal veterinario o si aspetta qualche giorno che gli passi? E nel frattempo come ci si comporta, visto che lui non vuol saperne di mangiare?

Sono domande molto comuni tra i proprietari, ma che cosa faresti se ti dicessi che c’è un modo per mantenere in forma il tuo gatto nonostante la diarrea, e soprattutto che lo aiuta anche a riprendersi da questa fastidiosa situazione?

Le malattie intestinali del gatto

Le malattie intestinali del gatto possono dipendere da tantissime cause. Possono infatti essere dovute alle infezioni intestinali, situazioni in cui microrganismi patogeni danneggiano l’intestino, oppure a particolari cibi che attirano acqua nell’intestino, o ancora alla difficoltà di digestione degli alimenti che fa sì che la maggior parte finiscano nelle feci.

In ogni caso, il problema è che l’intestino non lavora come dovrebbe, e questo porta a far sì che venga meno il “lavoro” della parte finale dell’apparato digerente, che è quello di assorbire acqua. Se l’acqua non viene assorbita, infatti, rimane nelle feci rendendole liquide, ed è per questo che abbiamo la diarrea.

Il gatto, in questa situazione, si porta dal veterinario due o tre giorni dopo l’inizio dei sintomi. Non prima, perché potrebbe essere un problema transitorio (ha mangiato un po’ di erba, cosa che i gatti fanno spesso) e non dopo perché la diarrea è una situazione troppo debilitante. Quindi dovrai portarlo se dopo tre giorni la situazione non si è ancora risolta da sola. Ma, ovviamente, quando vedi che il gatto ha la diarrea ci sono delle cose che puoi fare anche da solo, dette “terapie di supporto”.