INTRODUZIONE

Il gatto domestico, al pari del cane, appartiene all’or- dine dei Carnivori. Questo implica che la principale fonte alimentare dei carnivori sia costituita da tessuti animali. Tuttavia, lo studio comparativo delle esigenze nutrizionali, delle caratteristiche anatomiche e degli adattamenti metabolici di queste due specie mostrano che esse sono evolute in maniera diversa.

Durante lo sviluppo evolutivo, il gatto è divenuto un carnivoro stretto (o obbligato), mentre il cane ha svi- luppato abitudini alimentari naturali più simili a quelle degli onnivori. Come l’uomo infatti, il cane può utiliz- zare efficacemente componenti alimentari sia animali sia vegetali, mentre il gatto è altamente dipendente dai tessuti animali per il soddisfacimento di specifiche esi- genze nutrizionali.

I tessuti animali sono costituiti principalmente da car- ne, ovvero tessuto muscolare, derivante da mammiferi, uccelli o pesci; questo tessuto contiene spesso grasso intramuscolare, tessuto connettivo e vasi sanguigni. Al- tri tessuti ed organi non muscolari spesso ingeriti dai carnivori sono fegato, cuore, intestino e reni.

Si tende a considerare il gatto domestico (Felis catus) come un discendente dei grossi felini selvatici che si nutrono di erbivori di notevoli dimensioni. I grossi felini sono cacciatori prevalentemente solitari che ef- fettuano pasti di grosse dimensioni ma infrequenti. In realtà, l’antenato principale del gatto domestico è il piccolo gatto selvatico africano, Felis libica, che si nu- tre prevalentemente di piccoli roditori delle dimensioni di un topo di campo, consumandoli più volte durante il giorno. Indipendentemente dalle dimensioni e/o dal- la frequenza del pasto, il gatto domestico è evoluto come carnivoro. Benché il gatto abbia la capacità di utilizzare alimenti di origine vegetale e nutrienti sinte- tizzati in laboratorio inclusi in diete preconfezionate, il suo metabolismo è specificamente programmato per i principi nutritivi forniti dai tessuti animali. L’adattamento del gatto ad una dieta altamente spe- cializzata ha indotto specifici cambiamenti metabolici che si manifestano in forma di peculiari esigenze nu- trizionali.

Come conseguenza di ciò, i gatti non possono ottenere tutti i nutrienti loro necessari soltanto dai prodotti di origine vegetale, ma necessitano di consumare tessuti animali per soddisfare specifiche esigenze alimentari. Il gatto domestico, al contrario del cane domestico (Canis familiaris), possiede specifiche idiosincrasie alimentari che comportano l’esistenza di esigenze nutrizionali più ristrette e peculiari in questa specie. Tali esigenze sono costitute soprattutto dal fabbisogno proteico più elevato e dalla specifica necessità di arginina, taurina, acido arachidonico e vitamina A pre- formata nella dieta. Inoltre, la capacità del gatto di metabolizzare il glucosio e altre fonti energetiche è notevolmente diversa da quella di altre specie animali e riflette la dipendenza da una dieta animale a elevato contenuto proteico.

Oggi la corretta nutrizione del gatto domestico deve considerare le peculiarità evolutive, anatomiche e bio- chimiche della specie felina. Il gatto deve infatti essere nutrito da carnivoro, poiché molti dei nutrienti specifici necessari al suo metabolismo sono contenuti nei tessuti animali e non nei prodotti vegetali.(5)

ANATOMIA

Alcune specifiche caratteristiche anatomiche dell’apparato digerente del gatto sono in sintonia con il normale comportamento alimentare e la dieta tipica di questa specie. La conformazione e la distribuzione dei denti dimostra la dipendenza del gatto da alimenti di origine animale.

La presenza di denti canini perforanti e la mancanza di denti trituranti indica l’attitudine del gatto e degli altri carnivori a strappare la carne animale mastican- dola poco o nulla prima di deglutirla. Al contrario, gli erbivori stretti non possiedono denti canini appun- titi, mentre hanno incisivi e molari ben sviluppati per afferrare e triturare alimenti di origine vegetale. Gli onnivori, infine, possiedono una gamma diversificata di denti (incisivi affilati, canini appuntiti, molari piatti) che consente loro di nutrirsi di una varietà di fonti alimentari di origine animale e secondariamente vegetale.

Nei gatti è importante salvaguardare la salute di denti e gengive sia per garantire una condizione ottimale del cavo orale, sia per sostenere il loro istintivo desiderio di nutrirsi di carne. La ricerca ha dimostrato che

la nutrizione del gatto con una dieta contenente una speciale miscela di sali minerali (Sistema DentalCare – micro cristalli pulenti di polifosfato) può diminuire la formazione del tartaro del 45% rispetto ad una dieta di controllo Questi cristalli, costituiti da minerali nutrienti, rivesto- no la superficie esterna delle crocchette. Questa innovativa tecnologia per il mantenimento della salute del cavo orale riduce la formazione di tartaro dentario durante e dopo il pasto sia sulla superficie masticatoria dei denti sia su quella non masticatoria. In questo modo aiuta a mantenere la salute complessiva del cavo orale, dato che l’accumulo di tartaro è associato allo sviluppo di patologie dentali più gravi come la gengivite e la parodontite.

La digestione dell’alimento assunto avviene nello stomaco, relativamente ampio, e nell’intestino tenue, breve e semplice.
Gli enzimi secreti dallo stomaco, pancreas ed intestino tenue sono responsabili della digestione delle protei- ne, dei carboidrati e dei grassi alimentari nei singoli costituenti. Il breve tratto intestinale dell’apparato di- gerente felino indica che la digestione deve essere ra- pida, efficace e completa, al fine di liberare i nutrienti assorbibili ovvero aminoacidi, dipeptidi, monosacca- ridi, glicerolo, acidi grassi liberi e monogliceridi. Queste subunità, una volta liberate vengono assorbite dalla parete intestinale insieme alle vitamine e ai mi- nerali alimentari. Per questo, la dieta del gatto, come quella di altri carnivori, deve essere piuttosto concen- trata e altamente digeribile. Anche l’intestino crasso del gatto, come l’intestino tenue, è relativamente breve e semplice. Il grosso intestino della maggior parte de- gli animali è formato da cieco, colon e retto; nel gat
to manca un cieco ben definito e funzionale. In altre specie, il cieco funge da luogo di degradazione del materiale vegetale fibroso da parte dei batteri intestinali residenti. Ciò indica che il gatto ha una capacità limitata di digerire le fibre alimentari di origine vegetale, nonostante la presenza di una abbondante popolazione microbica indigena.(8) E’ comunque importante che questa flora microbica sia conservata per garantire una digestione ottimale e la salute dell’apparato digerente.

PROTEINE

Il gatto necessita di assumere le proteine con la dieta per ottenere gli aminoacidi essenziali  che non può sintetizzare in quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno tissutale.

Oltre agli aminoacidi essenziali, le proteine alimentari forniscono anche una fonte di azoto non specifico che viene utilizzato per sintetizzare altri composti azotati, come aminoacidi non essenziali, purine, pirimidine, eme e creatinina. Nonostante non vi sia un fabbisogno dietetico specifico di questi composti azotati, la loro sintesi è indispensabile a causa dell’importante ruolo fisiologico svolto.

Da sempre si ritiene che il fabbisogno proteico dei carnivori obbligati, come il gatto, la volpe e il visone, sia sostanzialmente superiore a quello della maggior parte dei mammiferi, incluso il cane.

Questo maggior fabbisogno è stato attribuito a una maggiore necessità di proteine per il normale mantenimento dei tessuti.

È stato stimato che, nel gattino in accrescimento, il 60% del fabbisogno proteico sia utilizzato per mante- nere i tessuti corporei, mentre i ratti e i cuccioli di cane in crescita utilizzano per il mantenimento solo il 35% circa delle proteine.

Questo maggiore fabbisogno di mantenimento è dovuto alla mancata capacità degli enzimi specifici responsabili del catabolismo dell’azoto di adattarsi ai cambiamenti dell’apporto proteico alimentare.

 

Nella maggior parte degli animali nutriti con una dieta altamente proteica, l’attività degli enzimi coinvolti nel metabolismo delle proteine, come quelli correlati alla degradazione degli aminoacidi, all’eliminazione dell’azoto e alla gluconeogenesi, aumenta al fine di utilizzare gli aminoacidi in eccesso e convertire l’azoto in eccesso in urea. Al contrario, con una dieta a basso contenuto proteico, l’attività di questi enzimi si riduce con lo scopo di conservare l’azoto. Questa risposta adattativa fornisce un particolare vantaggio a questi animali perché consente di preservare gli aminoacidi anche in presenza di una dieta povera di proteine. Fornisce inoltre un meccanismo per degradare gli aminoacidi in eccesso in presenza di una dieta ad elevato contenuto proteico. Sfortunatamente, il gatto non possiede la capacità di adattarsi rapidamente a queste modificazioni dietetiche.

Oltre all’incapacità degli enzimi di degradazione delle proteine di adattarsi alle variazioni del contenuto pro- teico della dieta, gli enzimi coinvolti nel catabolismo dell’azoto del gatto sono caratterizzati da un livello piuttosto elevato di attività.

Questo stato metabolico determina il catabolismo di una sostanziale quantità di proteine dopo ogni pasto, indipendentemente dal contenuto proteico di quest’ul- timo. Quindi il gatto non ha la capacità di conservare

l’azoto di riserva dell’organismo. L’unica possibilità per assicurare un’adeguata conservazione delle riser- ve proteiche corporee è il consumo consistente di una dieta contenente elevate quantità di proteine alimen- tari.(11) Oggi il gatto necessita di un elevato contenuto proteico alimentare a causa del suo stretto adattamento alla dieta carnivora durante lo sviluppo evolutivo. Ne consegue che il gatto non ha mai sviluppato la capacità metabolica di adattarsi a una dieta povera di proteine.

La ricerca ha dimostrato che gli alimenti di origine animale a base di carne sono, sotto il profilo nutrizionale, superiori agli alimenti di origine vegetale a base di glutine di grano come fonte proteica alimentare per il gatto adulto.

Queste conclusioni derivano dall’osservazione di una maggiore digeribilità e di un maggior utilizzo dell’azoto nei gatti nutriti con un alimento a base di carne rispetto a quelli nutriti con un alimento a base di glutine di grano. Inoltre, queste ricerche hanno evidenziato come il consumo di alimenti a base di glutine di grano sia associato ad una perdita netta di calcio e magnesio corporei che possono influenzare il fabbisogno e l’utilizzo dei minerali. In maniera simile, i risultati di uno studio sull’alimentazione felina, hanno dimostrato che i gatti adulti utilizzano più efficientemente un alimento a base di pollo rispetto a un alimento contenente soia.

La sostituzione del 25 e 50% delle proteine del pollo con la soia riduceva significativamente (P<0,05) la

digeribilità della sostanza secca, amido ed energia.

Il minore valore nutritivo della soia rispetto al pollo veniva parzialmente attribuito al significativo aumento (P<0,05) dell’emissione fecale nei gatti nutriti con alimenti contenenti soia.

Anche lo stato tiroideo era influenzato negativamente dal consumo di un alimento a base di soia, e si traduceva in una minore (P<0,05) concentrazione di T3 totale libera sierica. Il quadro biochimico sierico non era influenzato dall’origine delle proteine alimentari e indicava che tutti i gatti presentavano un buono sta- to di salute durante il periodo di osservazione di 16 settimane. Il miglior utilizzo delle proteine di origine animale rispetto a quelle di origine vegetale osservato in questi studi dimostra che la migliore alimentazione per il gatto è quella carnivora.

ARGININA

L’elevato contenuto proteico della dieta è necessario anche per fornire adeguate concentrazioni di due aminoacidi, l’arginina e la taurina, che non posso- no essere sintetizzati adeguatamente dall’organismo del gatto. L’arginina è necessaria per la normale sintesi proteica e come componente essenziale del ciclo dell’urea. Questo aminoacido è un intermedio chiave del ciclo dell’urea e consente la conversione di eleva- te quantità di ammoniaca (molecola tossica) in urea (molecola non tossica), escreta dall’organismo. La formazione di ammoniaca deriva dalla metabolizzazione dell’elevato contenuto proteico alimentare e delle riserve proteiche del corpo. Per questo, una carenza di arginina può causare una grave iperammoniemia entro poche ore dal consumo di un singolo pasto in assenza dell’aminoacido, a causa dell’interruzione del processo di detossificazione dell’ammoniaca.

I segni clinici dell’iperammoniemia includono vomito, spasmi muscolari, incoordinazione, convulsioni, coma e morte. A differenza di altri animali, il gatto non è in grado di sintetizzare l’arginina a causa dell’assenza degli enzimi specifici nelle cellule intestinali ed epatiche. L’arginina è un aminoacido essenziale sia per la funzionalità del ciclo dell’urea sia per la normale crescita e il mantenimento del gatto. L’importanza dell’argini- na per il normale funzionamento del ciclo dell’urea, associata all’elevato e inflessibile catabolismo proteico del gatto, rende questa specie estremamente sensibile alle carenze di questo aminoacido.

L’aminoacido è presente in quantità adeguate nel- la maggior parte delle fonti proteiche. Per questo, la carenza di arginina non costituisce generalmente un problema qualora il gatto sano sia nutrito con un ali- mento contenente adeguati livelli di proteine di elevata qualità.

TAURINA

La taurina è un aminoacido solforato non incorporato nelle macroproteine ma presente come aminoacidi libero o come costituente di piccoli peptici.
Il miocardio e la retina contengono elevate concentrazioni di taurina libera in virtù della capacità di questi tessuti di concentrare l’aminoacido a livelli 100-400 volte superiori a quelli plasmatici. La taurina è utilizzata per la coniugazione degli acidi biliari, la funzionalità retinica, miocardica e la riproduzione.

La maggior parte dei mammiferi può sintetizzare la taurina dalla cisteina e dalla metionina durante il nor- male metabolismo degli aminoacidi solforati. Il gatto invece ha capacità sintetiche limitate in questo senso a causa di una bassa attività enzimatica.Associata all’insolitamente elevata necessità metabolica di formazione di sali biliari, questa bassa capacità sintetica fa sì che il gatto sia l’unica specie soggetta a carenze di taurina.

Conseguentemente, il fabbisogno dietetico di taurina nel gatto è costante, al fine di reintegrare le perdite fecali dovute all’incompleto riassorbimento dei sali biliari nell’intestino. In natura, il gatto dipende comple- tamente dalla dieta carnivora per assumere taurina, poiché la taurina naturale è presente esclusivamente negli alimenti di origine animale, mentre non lo è in quelli vegetali.

 NIACINA

L’incapacità del gatto di convertire l’aminoacido triptofano in vitamina B idrosolubile (niacina) può, anch’es-

sa, essere attribuita al consumo di una dieta di origine animale altamente proteica durante lo sviluppo evolu-

tivo. L’attività dell’enzima picolinato carbossilasi è nel gatto 30-50 volte superiore a quella di altre specie

triptofano a niacina. I tessuti animali contengono livelli elevati sia di triptofano sia di niacina. Per questo, il regolare consumo di una dieta carnivora nella storia evolutiva del gatto non ha determinato una pressione selettiva per la sintesi di niacina dai suoi precursori. Inoltre, alla specie potrebbe essere stato necessario degradare rapidamente gli elevati livelli ematici di triptofano e dei suoi metaboliti dovuti all’alimenta- zione carnivora. Poiché molti ingredienti della dieta contengono niacina, questa mancata conversione ha scarso significato pratico.

ACIDI GRASSI

In linea generale, gli alimenti commerciali per il gatto contengono quantità di grassi lievemente superiori alla maggior parte degli alimenti per cani. I grassi alimen- tari sono inclusi negli alimenti perché sono altamente digeribili e fungono da fonte di energia e acidi grassi essenziali. Ai fini del metabolismo energetico, i grassi alimentari forniscono energia 2,25 volte superiore alle proteine e ai carboidrati. Questa energia è necessaria all’animale per sostenere il metabolismo per il mante- nimento, la crescita, la riproduzione e l’allattamento. In assenza di un adeguato apporto energetico alimentare, si verificano effetti negativi sulla salute animale e si determina la deplezione delle energie dell’organismo e delle riserve di altri nutrienti.

Alcuni grassi specifici sono necessari per il normale metabolismo, in particolare due acidi grassi omega-6 (acido linoleico e acido arachidonico) e un acido gras- so omega-3 (acido alfa-linoleico). Nella maggior par- te degli animali, due enzimi chiave (delta-6-desaturasi e delta-5-desaturasi) convertono l’acido linoleico ad acido gamma-linoleico e acido arachidonico. Il gatto invece non è in grado di sintetizzare quantità adeguate di acido arachidonico a causa della bassa attività di questi enzimi nel fegato. Quindi, a differenza del cane che necessita solo di acido linoleico nella dieta, l’ali- mentazione del gatto deve contenere sia acido linolei- co che arachidonico. Una carenza alimentare di acido linoleico e/o arachidonico può avere effetti negativi sulla riproduzione, sulla coagulazione ematica e sulle condizioni della cute e del mantello del gatto.

La ricerca ha dimostrato anche che gli acidi grassi omega-3 sono importanti per la salute della cute e del mantello. Questi acidi grassi sono presenti in elevate concentrazioni nell’olio di pesce e in alcune piante. Gli acidi eicosapentaenoico, docosaesanoico e alfa- linoleico vengono generalmente integrati aggiungen- do olio di pesce e di lino negli alimenti per gatti.

La ricerca ha evidenziato come l’inclusione di olio di pesce nella dieta felina induca condizioni migliori sia della cute che del mantello grazie a una maggiore brillantezza, morbidezza e uniformità del pelo. Questi acidi grassi sono inoltre utilizzati in medicina veterinaria per trattare alcune patologie cutanee pruriginose del gatto.

VITAMINA A

Gli animali necessitano fisiologicamente di vitamina A in forma attiva. La maggior parte di essi possono convertire i precursori di questa vitamina, come il be- ta-carotene, in vitamina A attiva. Ciò non è possibile nel gatto, che è privo dell’enzima diossigenasi intestinale responsabile della scissione del beta-carotene di due molecole di vitamina A. Per questo motivo, il gatto necessita di assumere vitamina A preformata con la dieta, mentre altre specie animali possono utilizzare i carotenoidi di origine vegetale. Ancora una volta, questa peculiare necessità nutrizionale può essere fat- ta risalire allo sviluppo evolutivo del gatto come carni- voro stretto, dipendente dai tessuti animali anziché dai vegetali. Benché l’aggiunta di beta-carotene alla dieta del gatto non possa prevenire lo sviluppo di una carenza di vitamina A, la ricerca ha mostrato che il beta- carotene può essere assorbito e utilizzato in numerose risposte immunitarie cellulo-mediate e umorali.

CARBOIDRATI

Il gatto dispone di alcuni meccanismi peculiari per il metabolismo dei carboidrati alimentari quali lo zuc- chero e l’amido. Essendo carnivori stretti, l’apporto di carboidrati nei gatti selvatici è trascurabile, poiché l’organismo è privo di riserve significative di questi elementi. Tuttavia, il gatto mantiene ugualmente un adeguato livello di glucosio ematico, essenziale per garantire una normale funzione e salute dell’organi- smo, in parte grazie ad alcune differenze nella gluco- neogenesi. Quest’ultima è un processo biochimico che consente all’animale di sintetizzare glucosio da fonti non carboidratiche, come gli aminoacidi. Nella mag- gior parte degli animali, la gluconeogenesi è massima tra i pasti, al fine di mantenere un’adeguata riserva di glucosio quando i carboidrati alimentari non sono disponibili. I carnivori invece, incluso il gatto, mantengono un costante livello di gluconeogenesi al fine di fornire glucosio per il metabolismo.

Questo fenomeno consente ai carnivori di utilizzare efficacemente gli aminoacidi alimentari per il mantenimento della glicemia, ovviando così sia alla limitata capacità dell’organismo di conservare gli aminoacidi sia al basso contenuto in carboidrati della dieta.

La ricerca ha dimostrato che l’attività degli enzimi chiave della gluconeogenesi del gatto differisce da quella di altre specie. Nel complesso, queste diffe- renze consentono al gatto di utilizzare gli aminoacidi direttamente per la produzione di glucosio anziché di energia. L’attività di questi enzimi è sempre elevata, e consente al gatto di convertire rapidamente gli ami- noacidi alimentari eccedenti i fabbisogni in glucosio. Altri enzimi contribuiscono a mantenere la glicemia limitando la captazione del glucosio da parte di cellule specifiche.

Pur non necessitando di carboidrati nella dieta, i gatti sono in grado di metabolizzarli e la maggior parte de- gli alimenti commerciali contiene una moderata quan- tità di questo nutrienti. In linea generale, gli alimenti secchi per animali hanno il contenuto più elevato di carboidrati (30-60%), mentre quelli umidi ne contengono meno (0-30%).

I cereali costituiscono la fonte primaria di carboidrati alimentari, grazie all’elevato contenuto in amido. Sono ampiamente utilizzati per la produzione di alimenti per animali perché costituiscono una fonte economica e facilmente disponibile di energia alimentare. Benché generalmente elevata, la digeribilità dell’amido può essere influenzata dal tipo di cereali, dal trattamento termico e dalle dimensioni dei granuli di amido.

La ricerca ha dimostrato che, nel gatto, la fonte di amido alimentare influenza la glicemia e l’insulinemia postprandiale.

Questa risposta glicemica, che si esprime con un au- mento della glicemia dopo il pasto, appare prolungata nel gatto rispetto al cane e all’uomo. La tipica risposta glicemica nella maggior parte degli animali dura da 4 a 6 ore, prima che la glicemia torni ai valori basali, ma nel gatto questo processo può richiedere fino a 18 ore, a seconda della fonte alimentare di amido. Le diete a base di riso e sorgo producono una risposta glicemica precoce, mentre la risposta è più lenta con le diete a base di grano e orzo.

Tale risposta si riflette in un significativo rilascio di glucosio postprandiale, in un picco glicemico ritardato e in un suo rapido declino. L’alimentazione a base di mais produce una risposta glicemica intermedia. La risposta insulinica postprandiale è maggiore con diete contenenti riso e grano e minore con alimenti contenenti orzo, mais o sorgo. Questi risultati mostra- no come la digestione e l’utilizzo delle fonti alimentari di amido nel gatto siano altamente dipendenti dal tipo di amido somministrato.

FIBRE

Fino a non molto tempo fa si riteneva che, nei carni- vori, qualsiasi tipo di fibra consumata servisse principalmente come agente di massa, per promuovere la normale funzionalità dell'apparato digerente.

La fibra insolubile come la cellulosa ha uno scarso valore nutritivo a causa della sua bassa digeribilità. Tuttavia, la ricerca ha mostrato che le fibre modera- tamente fermentescibili, come la polpa di barbabie- tola, possono essere di beneficio per il gatto perché producono acidi grassi a catena corta. Questi ultimi fungono da fonti energetiche per le cellule intestinali e promuovono il benessere complessivo dell’apparato digerente.

È utile notare come la non digeribilità della fibra insolubile possa essere vantaggiosa nel gatto per il controllo dei pilobezoari. Negli ultimi due anni si è assistito alla rapida diffusione di alimenti commerciali sviluppati per il controllo dei tricobezoari. La maggior parte di questi alimenti contiene una fonte di fibra non digeribile che “sospinge” naturalmente il pelo ingerito attraverso il canale digerente. Questo effetto previene l’accumulo di pelo nello stomaco e la successiva for- mazione di tricobezoari. La ricerca ha mostrato che una miscela brevettata di cellulosa e polpa di bar- babietola riduce lo sviluppo di tricobezoari aumentando l’espulsione del pelo con le feci fino al 100% in più, rispetto ad alimenti simili privi della miscela di fibre brevettata.

 

 

CONCLUSIONI

Benché il gatto sia addomesticato da migliaia di anni, questa specie possiede ancora alcune caratteristiche alimentari ed esigenze nutrizionali simili ai suoi antenati carnivori. Essendo carnivori obbligati, i gatti dovrebbero oggi essere nutriti con alimenti che forniscano la maggior parte delle proteine di origine animale, come pollo, agnello e pesce. Purtroppo, molti alimenti per gatti attualmente in commercio, non sono in linea con la dieta carnivora che è stata l’alimentazione di base della specie, durante il suo sviluppo evolutivo.

In molti alimenti, le proteine di origine animale sono state sostituite da proteine di origine vegetale, come glutine di grano e soia. Inoltre, molti alimenti sono ricchi di cereali contenenti amido (mais, sorgo, riso) e contengono aminoacidi (arginina, taurina, lisina) e vitamine (vitamina A) sintetici.

Benché il gatto sia in grado di sopravvivere con questi alimenti integrati a base di vegetali, essi non sono in grado di fornire la nutrizione adeguata necessaria per garantire la salute ottimale e il benessere a lungo termine dell’animale.

Un recente sondaggio ha mostrato che quattro medici veterinari pratici su cinque, ritengono che il modo migliore e più naturale di alimentare il gatto adulto sano, sia una dieta ricca di proteine di origine animale.

In considerazione delle sue peculiari differenze anatomiche e biochimiche e delle specifiche idiosincrasie nutrizionali, il gatto dovrebbe idealmente essere nutrito da carnivoro.